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Sistema del verde città metropolitana

Difendiamo e valorizziamo le foreste di Lombardia!

Le associazioni si appellano ai Consiglieri Regionali:
'I boschi montani e la loro economia non hanno bisogno del PDL 124, ma di politiche di gestione attiva e consapevole'


APPELLO -       

Le scriventi associazioni,

storicamente e culturalmente sensibili allo sviluppo dei territori agricoli e dei pascoli e della manutenzione e cura del paesaggio, dei boschi e dei sentieri,

con riferimento al dispositivo del PDL 124 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 5 dicembre 2008, n. 31, T.U. in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale) per come avviato al voto dell'Assemblea Legislativa Regionale dopo l'esame nella competente commissione, in cui le scriventi hanno già avuto modo di essere udite unitamente ad altre rappresentanze, e di esporre le notevoli criticità che la norma proposta esibisce,

evidenziano

come il testo di legge, ben lungi dall'introdurre significative innovazioni miranti a valorizzare la risorsa agro-forestale nella sua molteplicità di funzioni, non ultima quella produttiva, si concentri su aspetti che, al contrario, costituiscono ricorrenti criticità in riferimento alla tutela delle superfici forestali: la definizione di bosco, la sua trasformazione, la deroga al divieto di transito su viabilità agro-silvo-pastorali, mulattiere, sentieri e, al di fuori di queste, ovunque su terreni di bosco e pascolo

richiamano

come la Lombardia, fin dal 2004, tra le prime regioni in Italia, si sia dotata di una legge forestale, coerente con le disposizioni nazionali, che sancisce il divieto di distruzione dei boschi e la limitazione delle possibili deroghe a fronte comunque di precise e obbligatorie compensazioni ambientali anche per opere di pubblica utilità. Legge che fino ad oggi è risultata efficace nel prevenire perdite di superfici forestali e, ove queste siano risultate inevitabili, nell'imporre la corresponsione di adeguate somme a titolo di compensazione obbligatoria, destinate alla realizzazione di interventi di carattere selvicolturale

sottolineano

che tra le priorità di corretta manutenzione del territorio montano possono sicuramente annoverarsi il contrasto all’abbandono dei pascoli e delle colture e ove possibile il loro ripristino, il rilancio della selvicoltura produttiva in grado di approvvigionare la filiera bosco-legno, la manutenzione del bosco di protezione ai fini della prevenzione del dissesto idrogeologico, e che queste azioni sono disciplinate dai PIF – Piani di Indirizzo Forestale.
Ma ciò non appartiene al retroterra della proposta di legge in oggetto che pare volta unicamente, pur senza il coraggio di dichiararlo, ad attenuare e perfino annullare le tutele, e a liberalizzare, in modo anacronistico, il diboscamento, proponendo un testo volutamente confuso, ma molto chiaro negli effetti. Il  fatto stesso di abbassare la soglia autorizzativa per la distruzione del bosco espone il processo ai ricatti e agli interessi localistici più privati che pubblici.

Rilevano altresì

come la norma introduca inaccettabili e ulteriori facoltà derogatorie al divieto di
circolazione fuori strada e su viabilità agrosilvopastorale e sentieristica, per lo svolgimento di manifestazioni motoristiche che determinano severi impatti sui suoli e disturbi alla fauna oltrechè a turisti e frequentatori, avallando e consolidando così una discutibilissima 'specializzazione' della montagna lombarda, e segnatamente dei settori prealpini e orobici, ad accogliere pratiche di sport motoristico e competizioni sportive aggressive e notoriamente sgradite in tutti gli altri settori dell'arco alpino anche per gli inevitabili conflitti che generano nei confronti della frequentazione turistica ed escursionistica, e che di certo costituiscono anche un danno d'immagine per la montagna lombarda e la sua attrattività, oltre che un frequente danneggiamento a sentieri e mulattiere anche di interesse storico culturale.

Nel segnalare come gli uffici della Giunta regionale e l’ufficio legale del Consiglio Regionale abbiano espresso pareri fortemente critici e finanche forti perplessità sulla legittimità della norma  proposta, criticità a cui non ci si può che associare,

CHIEDONO

ai Consiglieri regionali della Lombardia, nonché ai gruppi politici, di voler soprassedere, ovvero di opporsi all'approvazione, ad una norma che non corrisponde alle esigenze di un aggiornamento della disciplina forestale a fini che non siano di mera attenuazione o perfino eliminazione di tutele ambientali, paesaggistiche e idrogeologiche

ESORTANO

L'istituzione regionale ad una maggiore ed evoluta attenzione, nei confronti delle esigenze e delle opportunità connesse con una adeguata tutela e valorizzazione della importante risorsa forestale della Lombardia, considerandone unitariamente le valenze in termini produttivi, protettivi, paesaggistici, turistico-fruitivi, nonchè di erogazione di servizi ecosistemici a beneficio dell'intera comunità regionale


Per Associazione Amici Parco Nord, Luciano Grecchi

Per Associazione Parco Sud, Tiziana Aquilani

Per CAI Lombardia, Renata Viviani

Per Cittadinanza Sostenibile Bergamo, Elena Ferrario

Per FAI Lombardia, Andrea Rurale

Per Italia Nostra, Marco Parini

Per Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine

Per LIPU, Massimo Soldarini

Per Orobie Vive, Danilo Donadoni

Per Società Botanica Italiana, Anna Rampa

Per WWF Lombardia, Paola Brambilla


In allegato, si produce ad uso dei Consiglieri nonché dei mezzi dell'informazione regionale una sintetica scheda analitica che evidenzia e motiva le ragioni del presente appello, in relazione all'articolato del pdL sottoposto al voto in Consiglio Regionale



SCHEDA rilievi specifici alla pdl 124, Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 5 dicembre 2008, n. 31, Testo Unico in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale

L'articolato nella sua brevità prevede interventi davvero spericolati sulla norma vigente:
Modifiche all’art 42 della L.R: non si considerano bosco le formazioni forestali di meno 15 anni di età sui terreni già a destinazione edificabile (e a destinazione produttiva... essendo un provvedimento legislativo evidentemente non era possibile inserire il nome dell'azienda interessata), come se la destinazione urbanistica prevalesse sullo stato di fatto. In merito si ricorda che è la Pianificazione forestale e non quella  urbanistica che definisce se un’area è da considerarsi boscata o meno e che il limite vigente è correttamente definito in 5 anni
Modifiche ai commi 2 e 4 dell’ art 43: l’introduzione di una nuova autorità forestale e competente in materia forestale in luogo di quelle già previste (Comunità Montane, Enti gestori delle aree protette...) non semplifica ma complica il quadro generale autorizzativo e comporterà nuovi costi pubblici in quanto le Unioni dei Comuni, ancora relativamente poco diffuse, dovranno dotarsi di tecnici propri o di consulenti esterni, duplicando gli organici.
Modifiche al comma 6 dell’art 43: vengono esentate dall’obbligo delle compensazioni forestali gli interventi per opere pubbliche. In merito si ricorda che la quasi totalità delle distruzioni di bosco in montagna avviene ad opera di queste tipologie di opere e che la norma nazionale non ammette deroghe in merito, in quanto la compensazione del danno provocato deve essere considerata parte integrante del progetto dell’opera pubblica.
Integrazione al comma 8 dell’art. 43 (art. 8 ter lettera c): si prevede che le trasformazioni di boschi di età inferiore ai trent'anni non siano soggette alla normativa paesaggistica includendo le opere di 'pubblica utilità', e ciò in chiaro contrasto con l'art. 149 del Codice del Paesaggio, a cui la norma modificata si richiama: tale articolo esclude esplicitamente qualsiasi costruzione (che non sia la manutenzione o il restauro conservativo degli edifici esistenti) e qualsiasi opera, al di fuori dell'attività colturale, che determini alterazione dello stato dei luoghi e l'aspetto esteriore degli edifici. Se agevolare il recupero di superfici agricole invase dal bosco è istanza condivisibile, peraltro già contemplata da molti PIF, inaccettabile è invece il diboscamento, senza obbligo di autorizzazione paesaggistica e di compensazione, quale presupposto di qualsiasi altro intervento edilizio o di trasformazione dei luoghi, ancorchè giustificato da 'servizio del fondo' o, peggio, 'pubblica utilità'. Se nel primo caso occorre una miglior definizione di cosa si intenda per opera a servizio del fondo (sono solo i muretti a secco o le opere per garantire l'accessibilità al fondo, o sono contemplati anche nuovi edifici?), la fattispecie della pubblica utilità è invece del tutto inaccettabile. Si tenga conto infatti che un popolamento boschivo di trent'anni, in qualunque condizione ambientale rinvenibile in Lombardia, è un bosco evoluto e maturo, anche ai fini produttivi, oltre che per quanto riguarda la funzione protettiva di versante, e che per di più tali formazioni appartengono a contesti di estrema sensibilità paesaggistica; pertanto se il ripristino delle coltivazioni e dei pascoli appare di norma fortemente desiderabile e migliorativo dello status attuale, ogni altra modifica che comporti alterazione dello stato dei luoghi non può escludere una rigorosa valutazione.
Integrazioni al comma 3 dell’art. 44 : la ratio dell’articolo consiste nell'allargamento del concetto di opere di limitata entità, suscettibili di autorizzazione di competenza comunale: l'intera norma è inaccettabile, e di certo non può essere estesa senza limiti l’autorizzazione comunale a opere definite semplicemente 'di pubblica utilità', vanificando l’opera di pianificazione e controllo della Comunità Montana in una visione generale di comprensorio.
Modifiche all’art. 59 della l.r. 31/2008: non si può che considerare del tutto inqualificabile l'apertura di facoltà di deroga ai divieti di circolazione su pascoli, sentieri, viabilità forestale, anche in ambiti ad alta naturalità già oggi identificabili nella pianificazione comunale e previsti dal Piano Territoriale paesistico regionale (PTR) che all’art.17 in queste aree vieta l’uso di mezzi motorizzati per scopi sportivi, ancorchè finalizzata ad eventi limitati nel tempo ma, proprio per questo, concentrati e passibili di maggiori pressioni e danni nei confronti dell'ambiente forestale e pascolivo, oltre che della stessa sentieristica.
Ancor più inaccettabile è che l'autorizzazione competa non ad una istituzione pubblica, bensì ad un non meglio identificato 'ente proprietario', pubblico o privato che sia.
Si rimarca che sentieri e mulattiere sovente rappresentino tracciati di rilevanza anche storica se non monumentale, e da considerarsi alla stregua delle migliori espressioni del nostro patrimonio culturale, quindi non certo come tracciati per competizioni motoristiche.
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In conclusione: è da ritenersi inaccettabile la modificazione di un testo unico coordinato al di fuori di una visione generale dello sviluppo della risorsa forestale - ovunque essa si presenti, e più specificamente della montagna - che è volta solo a facilitare la distruzione del bosco e del territorio, perfino distorcendo la definizione normativa di bosco.
Si evidenzia come gli effetti prodotti da questa norma comportino che la distruzione del bosco sia liberalizzata al fine prevalente di mutare la destinazione per insediamenti produttivi, opere di "pubblica utilità", con consumo irreversibile di suolo e senza alcuna compensazione ambientale. Infatti il semplice mutamento di destinazione da bosco a coltivazione o pascolo è già consentito dalla normativa esistente, che esclude l'obbligo di autorizzazione paesistica per questa specifica fattispecie, e pertanto in sé non giustifica la promulgazione di una nuova norma.
La approvazione del PDL inoltre vanificherebbe i molteplici piani esistenti di Indirizzo e di Assestamento forestali, con una grave compromissione della gestione dei terreni boscati e con un danno economico ingente per la necessità della loro revisione.
Infine, l'aumento del già eccessivo livello di indulgenza di cui beneficiano, in Lombardia molto più che altrove, le attività e le competizioni motoristiche in ambiente e su viabilità silvopastorale, appare come una concessione ad una lobby: concessione gratuita ma del tutto incongrua non solo nei confronti della normativa di tutela ambientale ma anche di una visione di valorizzazione complessiva, ai fini di sviluppo territoriale, dell'attrazione e della fidelizzazione di visitatori e turisti escursionistici che, nella stragrande maggioranza, sono del tutto disinteressati alla pratica motoristica fuori strada ed anzi la considerano, giustamente, attività molesta e confliggente alle loro aspettative di esperienza turistica in contesto forestale montano.


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